Ammalarsi fa bene. Fino a un certo punto

ammalarsi fa bene

Ammalarsi fa bene, in qualche modo. L’ho sempre pensato. Non nel modo in cui credevo quando ero piccola e mia nonna cercava di convincermi che la febbre fa diventare alti (facendo una media avrei dovuto essere ben più del mio scarso metro e 70). Tantomeno per le teorie per cui le malattie rinforzano le difese immunitarie. No, per ragioni ben più scientifiche.

Ammalarsi ogni tanto è terapeutico perché ti fa capire qualcosa di te e di come gli altri ti vedono.

Recentemente mi è capitato di prendere un virus. L’ho trattato come faccio sempre: ignorandolo. Sono andata a correre, ho lavorato 12 ore, sono andata all’appuntamento “che non potevo rimandare”. Risultato: ho passato una settimana in casa con una temperatura corporea media di 39 gradi.

Ho cercato di tenere botta e lavorare come se niente fosse, ma alla fine mi sono arresa e ho fatto un annuncio pubblico su Facebook. E sono rimasta sorpresa dalle reazioni.

In molti (tra cui mia madre) hanno mostrato stupore: ma come? Ti ammali anche tu? Non ti ho mai vista così.
Devo ammettere che dopo 3 giorni di febbre da cavallo non mi riconoscevo più neanche io, ma mi inorgoglisce assai essere presa per una persona forte (visto che mi sono sempre considerata un cencio).

Altri mi hanno manifestato solidarietà e hanno offerto aiuti alimentari e farmacologici (davvero mi considerate meritevole del vostro tempo? Mi sento già meglio).

Qualcuno mi ha chiesto una nota stampa di aggiornamento sullo stato di salute (dev’essere passato il messaggio che sono sempre a lavoro, non me lo spiego…).

Rivelazioni di cui fare tesoro, passato il malanno.

Il riposo e l’isolamento forzato sono anche un’ottima occasione per fare buoni propositi.
Quando sei lì sul letto di morte, con la testa che ti scoppia, ecco quello è il momento in cui pensi: se sopravvivo a questo giuro che farò il vaccino antitetanico, terrò in ordine la casa, andrò dal dentista, farò scorta di propoli e passerò più tempo con le persone a cui tengo di più. E poi sì, penserò anche a lavorare di meno.

Salvo scordarteli il minuto dopo in cui è scesa la febbre e il computer torna ad essere il tuo migliore amico.

 

In copertina: Gianni Caravaggio, Tessitori di albe, 2011-Travertino giallo persiano-filo sintetico_Ph-Letizia-Gatti

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