Non so se potrei fare la stessa vita e lo stesso mestiere che faccio se non mi piacessero così tanto i treni e le stazioni. A dire la verità non so se potrei fare una vita diversa da questa. Una vita che prevedesse di passare 11 mesi l’anno in uno stesso luogo geografico. A volte mi chiedo cosa si provi. Sinceramente, non lo ricordo più.
La prospettiva mentale di tornare sempre nella stessa casa, svegliarsi sempre nello stesso letto, iniziare ogni settimana nella stessa città. Magari programmare una fuga ogni tanto. Se ci penso a lungo mi sento soffocare. Capisco perché per le persone le ferie sono intoccabili, perché le programmano con anticipo e cura.
Arriverà il momento in cui metterò radici, mi dico. Poi mi rispondo anche che ho già delle radici, solo che non sono come quelle di un albero da frutto, sono come quelle dei funghi: trame sotterranee che si espandono per chilometri e chilometri. Tu non le vedi ma sono lì, stanno poco sotto la superficie, perché sono sempre in ascolto di ciò che succede, pronte a entrare in azione nel mondo “di sopra”, ma sempre attive in quello “di sotto”. I funghi si parlano attraverso impulsi elettrici per chilometri e chilometri, lo sapevate? Hanno un sistema molto sofisticato di comunicazione e una capacità di resistenza e adattamento fuori dal comune. È così che sono arrivati fino a noi da tempi lontanissimi e così hanno “camminato” per trovare il clima e il terreno più adatto.
Senza fretta, senza clamore, senza fioriture sgargianti, anzi sviluppando la capacità di mimetizzarsi prendendo i colori dell’ambiente circostante, ma sapendo anche diventare attrattivi all’occorrenza. Esistono dei funghi che si “impossessano” letteralmente delle specie che li ingurgitano e li spingono a fare cose che normalmente non farebbero.
Non è straordinario?
Credo che sia la prova che si può esistere da esseri non allineati su questo pianeta. Non è vero che non abbiamo radici, sono solo diverse dalle vostre. Non siamo tutti fatti per essere ordinati filari di vite, spettacolari magnolie, solide querce o maestosi cedri del Libano. C’è bisogno anche di piccoli funghi abbastanza folli da accettare un certo livello di nomadismo per portare a casa del cedro qualche insolita e salutare scossa.
In copertina: Ursus Wehrli, bowl