Diciamolo, non è colpa del nuovo codice della strada e di tutte le chiacchiere da bar che si sono fatte su sanzioni ed etilometri. E’ che noi appassionati di vini, distillati, signature cocktail e amari d’autore le degustazioni le abbiamo provate davvero tutte.
Food pairing, whisky di diverse provenienze con svariate distillazioni, ma anche assaggi d’olio, assiette de fromages, sigari arrotolati a mano e perfino tabacco da pipa. E adesso siamo in cerca di qualcosa che sorprenda le nostre papille, vagamente assuefatte dai banchetti natalizi e dai brindisi benaugurali.
Buone notizie: esiste ancora una degustazione in grado di farci saltare sulla sedia. Quella di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Anche in questo caso, la vostra memoria olfattiva sarà chiamata a riconoscere annate (intese in questo caso come numero di anni o decenni passati ad attendervi), metodi di affinamento, note agrumate e aromi terziari.
E anche in questo caso sarà difficile tornare indietro, al classico aceto da supermercato: più facile che vi assicuriate di creare un angolo per gli aceti in cucina e che cominciate a chiedere informazioni specifiche al maître.
Sicuri di voler intraprendere questa strada? Io dico di sì.
Cominciando magari con una fuga fuoriporta all’Acetaia Sereni, a Marano sul Panaro, nella zona denominata Alta Modena. Ogni visita guidata include la conoscenza dei diversi passaggi produttivi, dalla selezione in vigna alla cottura dei mosti, fino all’affinamento nelle storiche bottaie, e si conclude con un assaggio di cinque tipologie diverse di Aceto.
Ma il viaggio si può prolungare a tavola, nel ristorante con vista sulle colline circostanti. Qui, su un terreno collinare costituito prevalentemente da argilla e calcare, proliferano i vigneti di Lambrusco Grasparossa e Trebbiano, alla base del pregiato Balsamico.
Come in ogni grande storia, al principio di questa – iniziata a fine ‘800 – vi fu un amore contrastato, quello tra Santina, figlia del capostipite dell’Acetaia Sereni, e un giovanotto assunto dalla famiglia per aiutare nei lavori di forza.
Nonostante le resistenze del padre, i due si sposarono e insieme continuarono a condurre l’attività. Da allora l’Acetaia Sereni è sempre stata un affare di famiglia. E una storia di eccellenza: l’ultimo premiato di casa è il Serenissimo in Anfora, condimento agrodolce fatto di solo mosto d’uva e affinato in terracotta, senza alcuna aggiunta o influenza da parte del legno. Cotto a bassa temperatura, mantiene un colore rosso intenso e un’acidità che ricorda un vino dolce, di quelli in grado di stimolare la digestione a fine pasto.
Senza alcol, però, così da fare ritorno serenamente (appunto) a casa.
Questo articolo è comparso per la prima volta su The Players Magazine.