Scusate, è agosto

che succede dopo i 40

Ho vissuto i miei 30 sulla cresta dell’onda, di corsa, in lungo, in largo, mangiandomi la vita, al punto che non mi sono praticamente accorta di come sia successo che siano trascorsi dieci anni.

Ho festeggiato il mio trentesimo compleanno tra le lacrime su una scrivania in Consiglio regionale, perché mi sentivo vecchia e finita. Ho celebrato i 31 come una rinascita. Ho corso (letteralmente) moltissimo e in ogni luogo in cui mi sia trovata per lavoro (soprattutto) o per passione (spesso e talvolta simultaneamente). Ho bevuto innumerevoli vini e mi sono diplomata sommelier per imparare a berne di più e meglio (sì proprio così, non è un refuso). Mi sono divertita da matti, ho lavorato come una matta (e sì, queste due cose possono stare nella stessa frase e nella stessa vita).

Li ho cavalcati i miei 30, come fossero non uno ma un branco di purosangue assetati di vita e di ossigeno. Fatto l’ingresso nei 40 in punta di piedi e senza dirlo a nessuno, so che si sono aperte nuove possibilità, ma non posso fare a meno di pensare a ciò che sono stata e a tutte le me che non posso più essere. È altamente probabile che questa sia una fase simile al mio trentesimo compleanno tra le lacrime: tra qualche mese o anno ci ripenserò prendendomi sonoramente in giro.

Ma adesso è il momento delle domande. In più: è agosto. E agosto è il momento del silent mode lavorativo e delle domande esistenziali latenti che trovano la via per risalire in superficie. Dunque: chi sono oggi? Chi potrò essere domani?

Se è ormai appurato che i 30 sono i nuovi 20 (e già lo scrivevo qui anni fa), i 40 sono i nuovi 30 e i 50 i nuovi 40, che succede a 60?

Credo che sia un territorio in buona parte ancora da esplorare per le generazioni che hanno traslato ogni decennio di due lustri. Probabilmente ancora non lo sappiamo, ma ci stiamo preparando a invecchiare (che peccato non avere un verbo più gentile come i francesi) in modo diverso. Più libero, forse. Più consapevole, senz’altro. Siamo consapevoli del fatto che non c’è un limite di età per essere la migliore versione di noi stessi, che non c’è un momento migliore per imparare qualcosa di nuovo, che vogliamo continuare a stupirci di fronte al mondo e ad amare noi stessi, in modo più sincero, possibilmente. E a innamorarci, ancora e ancora, perché l’amore è l’unica esperienza che non si affievolisce se viene vissuta più volte, anzi diventa più intensa. Ma abbiamo imparato anche a vivere da soli, che non è un dramma sociale e nemmeno personale, quando hai intorno i tuoi amici. E i tuoi libri, i tuoi viaggi, i tuoi sigari preferiti. Sì, forse possiamo uscire dalle caselle precompilate – metti una crocetta sulla fascia a cui appartieni: da 25 a 35, da 35 a 45… – e vivere un po’ come ci pare. Possiamo continuare ad essere uno, nessuno e centomila vite diverse. E a godercele tutte. Malinconie comprese, ma ammesse solo in agosto.

In copertina: Eva & Franco Mattes, The Bots, 2020 I  Photo by Melania Dalle Grave and Piercarlo Quecchia for DSL Studio