Cosa ho scoperto sull’alcol non bevendolo

perché mi piace l'alcol

Qualche tempo fa ho passato un mese senza bere alcolici. Non proprio un mese, via, mi sono fatta un piccolo sconto di 6 giorni. È stato comunque un periodo lungo, per i miei standard, e una discreta prova di determinazione, per chi mi conosce.

La ragione principale per cui l’ho fatto è stata la voglia di mettermi alla prova. È una cosa che mi capita spesso e che potrei dire inseguo ogni giorno, ma non esageriamo. Diciamo che era un po’ che l’idea mi passava per la testa. Se c’è una cosa a cui tengo è la libertà: non posso accettare l’idea di essere schiava di qualcosa, anche fosse solo un principio, né posso accettare di farmi definire da una cosa.

Dal periodo del Covid ad oggi credo di non aver trascorso un solo giorno senza un calice di vino. E non me ne pento, anzi. Ritengo che siano stati soldi e tempo spesi benissimo. Ma da un po’ mi domandavo se non si trattasse di un rifugio, una barriera protettiva o una debolezza e cosa sarebbe successo se ne avessi fatto a meno.

Fino ad oggi però non ero nelle condizioni di affrontare la sfida e scoprirlo. Solo un anno fa mi trovavo in mezzo a un trasloco, con una casa ancora da finire e un cambio di vita appena cominciato, dormivo ogni settimana in un albergo diverso e mi consolavo di un equilibrio psicofisico traballante con la mia attività preferita: andare alla scoperta di locali e ristoranti nella mia nuova città. È stato tutto molto divertente, ma anche sfiancante.

All’inizio di quest’anno ho capito che qualcosa (molto) era cambiato. Era il momento di provarci.

Non l’ho detto a molte persone – ho una reputazione da mantenere. Ma volevo anche evitare di dover rispondere alla fatidica domanda: perché?

Le persone più strette a cui l’ho confidato mi hanno posto quesiti interessanti, del tipo: hai intenzione di smettere o è solo una pausa di riflessione? Hai problemi di salute? Che ti sei scolata per essere arrivata a questo punto? Sei incinta? Fino alla mia preferita: non hai ancora ucciso nessuno?

Tutto ciò mi ha portata a interrogarmi sul mio rapporto con l’alcol. Cos’è che mi piace dell’alcol e soprattutto del vino?

È un calmante? No. Unattività sociale? A volte, ma non ho mai rinunciato al piacere di un calice o un cocktail fatto bene in solitudine. È la clava sulla testa che zittisce di tanto in tanto l’emisfero cerebrale sinistro? Seppur si tratta di una funzione apprezzabile, non è sufficiente a spiegare una relazione così intensa, profonda e duratura.

No, credo che la ragione del nostro reciproco amore (tra me e l’alcol) stia nell’esperienza della scoperta. Un calice di vino o un cocktail rappresentano una scorciatoia formidabile e tutto sommato abbordabile per fare un viaggio. Che c’è di meglio di una bottiglia di vino per immaginare un territorio? Assaggi un Sancerre e ti si dipingono davanti agli occhi i castelli della Loira. Annusi una Biancolella e vedi i vigneti a picco sul mare, puoi sentire anche la brezza sul viso. Apri un Gattinara e ti immergi nell’umidità dell’autunno tra i filari, provare un brivido pensando alle vigne imbiancate di neve sotto l’arco alpino con un Valpolicella. O immaginarti in Costa Azzurra a sorseggiare rosé con Bon Jovi, su un’isola greca a bere Assirtiko e farsi raccontare la ricetta per gli involtini con le foglie di vite da una vecchietta, osservare i surfisti dall’alto di una scogliera in Sudafrica assaggiando un Pinotage. In quale modo altrettanto immersivo, immaginifico e rapido potrei trasportarmi in un film di James Bond, se non con un Martini ghiacciato? E quante ore di volo dovrei fare per sentire il profumo del Sudamerica o viaggiare fino alla Terra del Fuoco se non avessi a portata di mano un Malbec? Con un bicchiere di scotch torbato posso passare la serata in Scozia e saltare il Canale del Nord nel tempo di un whiskey. Posso dialogare con Hemingway attraverso un Mojito o un Bloody Mary e farmi due risate con Bukowski ordinando la cosa più improbabile che mi propone il menu. Posso dividere un gin&tonic con la Regina Elisabetta, vedere il fondo di una bottiglia di champagne con Josephine Baker per poi irretire qualche malvagio agente dei servizi nemici, oppure ordinare un Cosmopolitan e ritrovarmi a Manhattan con tre amiche.

Potrei andare avanti all’infinito ed è proprio questo il bello: è una scoperta che non finisce mai. Non credo che avrò abbastanza giornate nella vita per esplorare tutti i mondi che potrei. E con ciò dichiaro finito il periodo di astinenza.