Che significa fare il mio mestiere? Significa avere sempre una valigia pronta. Significa non dormire mai nella stessa città per più di tre notti consecutive. Significa osservare, ascoltare, rielaborare, un po’ guidare e un po’ godersi il panorama. C’è una canzone di Ligabue in cui mi ritrovo: Uno dei tanti, da uno degli album a cui – non so per quale ragione – sono più affezionata, Miss Mondo. Chi sono io, se non uno dei tanti che si danno da fare ogni giorno in questo mondo? Gioco in squadra, gioco per una squadra, ho un ruolo, una posizione da tenere in mezzo a tanti altri profili. Il mio ruolo spesso è essere “quella che ti tiene su lo specchio”, quella che ti aiuta a mettere a fuoco chi sei, a guardarti meglio, a esprimere meglio ciò che sai già di voler comunicare. Sono quella che sta dietro lo specchio, ma poi, come nella canzone, “quello che ci vedi è sempre quello che decidi tu”.
Potrei lavorare con chiunque? No, non credo. Perché alla base di questa relazione che si crea c’è sempre un rapporto umano, una chimica che non scatta in automatico con chiunque. Ci devo vedere qualcosa in quella persona e quella persona si deve specchiare in me per vedersi. Non c’è nulla di scontato, è un processo che necessita un grande scambio di fiducia. Per quante evoluzioni ha compiuto la mia professionalità, sono felice di constatare che alla fine il nucleo sia sempre quello dei rapporti umani.
Da giornalista a direttore dello stesso magazine in cui avevo cominciato diversi anni prima, da assistente in Consiglio regionale ad addetta stampa istituzionale e poi fondatrice di un’agenzia di comunicazione, con una squadra intorno a me, a lavorare sui progetti più disparati, complessi e altamente formativi. Fino all’incarico che ricopro adesso, nell’ufficio stampa del partito più votato d’Italia, a stretto contatto con i vertici, ma sempre e comunque sul campo.
Al termine di una campagna elettorale che è stata vissuta, sofferta, amata, che mi ha fatto scoprire zone inesplorate del mio paese e del mio essere, ricapitolo dentro di me le cose che ho imparato, quelle che mi aspettavo e quelle che mi hanno sorpreso, le scelte giuste, gli errori e le cose che avrei potuto fare meglio. Sono felice per il risultato, per le parole dei big, ma anche per quelle dei miei compagni di viaggio, i colleghi che ho trovato in questa campagna elettorale. Perché alla fine, sono i rapporti umani che rendono vivo e vero quello che faccio. Come direbbe Ligabue: non lo so se serve a qualcosa, certo che serve a qualcosa, in mezzo a tanti.