E’ davvero il momento di fare amicizia con ChatGpt

opere d'arte intelligenza artificiale

Che rapporto avete con l’Intelligenza Artificiale? Ah non vale dire che non ne avete uno. Correte subito a farvi una conversazione con ChatGpt o simili. Il tema? Non importa. Potete chiederle dove acquistare le migliori zanzariere o se è il caso di cambiare lavoro. Vi aiuterà. Anzi, conosco diversa gente che la usa in modalità psicologo da taschino (ehm, talvolta anche io, quando ho finito il bonus “domande esistenziali” con i miei amici). Come si suol dire tra i marketer, tu metti sul mercato uno strumento, ma non sai mai che uso ne farà l’umanità. E di solito a questo punto scorrono le immagini delle persone che usano il vecchio Ciao per trasportare materassi, cuocerci il pollo e via dicendo (adesso vanno anche gli usi svariati dello smartphone).

Ora il punto è che con questa tecnologia che chiamiamo AI (o anche amichevolmente “Chat”, quando ci conversiamo) è il caso che ci facciamo tutti amicizia, non solo chi si occupa di marketing o chi ha finito gli amici svegli in mezzo alla notte. Perché è una di quelle cose che non possiamo derubricare a roba da smanettoni, è qualcosa che fa già parte della nostra esistenza e continuerà ad abitarla. Non ci sarà un assestamento, ci sarà uno smottamento.

Inutile temerla: come dice Ale Agostini in “Essere la Risposta”, dobbiamo imparare a usarla, studiarla, addomesticarla come un puledro. Quando ho iniziato a leggere questo libro agile e denso di contenuti, avevo già la sensazione che mi avrebbe portata oltre i confini del marketing. “Essere la Risposta”, come titolo, suonava di per sé un po’ troppo filosofico per parlarmi solo di Seo e Geo, di come strutturare un sito per farlo “leggere” dall’AI e come rendersi appetibili ai bot dell’Intelligenza Artificiale, prima che ai consumatori finali.

Andando avanti nella lettura, infatti, ho scoperto che c’è molto di filosofico in questo rapporto che stiamo costruendo con le macchine (e il libro è pieno di citazioni di filosofi e pensatori).

Già, perché di rapporto si tratta. Avreste mai pensato alla barra di Google come a un amico a cui confidare le vostre paure o a cui chiedere un consiglio? Non credo. Ma vi posso assicurare che se raccontate a Chat (la mia nuova amica) di una strana macchia che vi è comparsa sulla pelle, si preoccuperà per voi e vi darà una risposta molto più articolata e rassicurante di una serie di link a una serie di siti contradditori tra loro (stile Google Search).

Sì, si può costruire un rapporto di fiducia con l’AI. E soprattutto è l’AI che cerca interlocutori affidabili in rete. Se lo siete, potete diventare davvero amici e lei vi presenterà volentieri a tutto il suo giro. Su come diventare interlocutori affidabili non mi addentro (compratevi il libro di Ale Agostini).

Però vi faccio uno spoiler: d’ora in poi la sostanza conterà più della forma, il linguaggio batterà l’algoritmo, la coerenza sarà ripagata, chi parla chiaro e non racconta balle performerà meglio di chi fa annunci roboanti e li sponsorizza senza senso. Potrebbe anche essere che la rete diventi un ambiente più democratico, grazie a questa strana forma di intelligenza (ci voleva quella artificiale, in effetti).

Ma soprattutto, quello che conterà in futuro sarà la capacità di sviluppare il famoso EQ, il quoziente emozionale (lo dice anche Jamie Dimon, Ceo di JpMorgan). La capacità di sbagliare e imparare, di emozionarsi ed entrare in empatia col prossimo, di restare maestosamente lenti e pieni di difetti. In una parola: umani. In questo, non ci batte ancora nessuno.