La guerra nel Golfo da un altro punto di vista.
C’è qualcosa che non mi torna in come stiamo raccontando il conflitto in Iran e la guerra per l’energia che sta tenendo sotto scacco lo Stretto di Hormuz.
Mentre ad ogni tweet sembra che il conflitto sia destinato ad allargarsi, si rincorrono minacce nucleari e immagini post-truth (per citare il social preferito di The Donald) con citazioni bibliche, noi stiamo a preoccuparci delle vacanze estive. Riusciremo a imbarcarci? Il nostro aereo avrà carburante a sufficienza per farci andare in ferie? E mica solo noi: tutta Europa si interroga su questo basilare quesito.
Nel mentre c’è chi investe senza paura sul futuro. Lo fa Rolls Royce, icona del lusso, che prepara un’auto elettrica per super ricchi destinata solo a un ristrettissimo gruppo di clienti fidelizzati. Solo 100 esemplari, solo tra un paio d’anni, solo su invito.
Certo il lusso non si ferma. Mentre noi facciamo la coda al distributore più economico per risparmiare qualche centesimo, le grandi compagnie petrolifere fanno affari a palate, dice The Guardian.
Ma veramente le risorse scarseggiano così tanto da scatenare guerre sanguinose e panico semi-permanente?
In realtà sembrerebbe di no. Chi è nato prima del 2000 (ma in verità anche dopo) è cresciuto con la tagliola della fine del petrolio. Ogni anno sembrava che la fine fosse più vicina. E invece.
Invece si è scoperto che di gas naturale e di petrolio, praticamente la benzina della società moderna, ce n’è abbastanza. Basterebbe dotarsi di più infrastrutture per estrarlo e per trasportarlo.
Ma se non c’è scarsità, se le nostre vacanze non sono a rischio e nemmeno il pieno alla macchina, come si spiega questa nuova guerra del Golfo?
Forse il punto non è l’energia. Forse in gioco c’è la ridefinizione globale del potere.
Forse Hormuz non è solo uno stretto controllato dall’Iran, è l’imbuto degli interessi mondiali e soprattutto di Cina e Russia. E quindi, a cascata, di tutti noi.
Da qualche parte, intanto, l’energia è così tanta che te la regalano. Per fare il bucato: succede in Gran Bretagna e questa è la #goodnews del momento.















