Quella cosa che chiamiamo vocazione

quella cosa che chiamiamo vocazione

Il volto di Anne Hathaway: che bella sorpresa, me l’aspettavo di plastica.
Meryl Streep: strepitosa – ma è inutile che ve lo dica.
Stanley Tucci: lo adoro ma secondo me è lui che ha esagerato col botox.

Sono stata a vedere Il diavolo veste Prada 2.

E sì che le capisco, Miranda ed Andy.

La prima volta che ho visto Il Diavolo veste Prada (e soprattutto la seconda, qualche mese fa) ho pensato che Andy non l’avevamo capita davvero, che quel suo ragazzotto era dolce sì, ma non capiva la profondità, che i suoi amici erano dei provinciali impossibilitati a comprendere la passione vera, fervente, ossessionante che diventa una professione. Ah quella cosa che chiamiamo vocazione, quel fuoco.

Non è un’esclusiva dei giornalisti. Ma sicuramente i giornalisti, quando fanno davvero questo mestiere, la devono sentire. E quelli che sfondano, quelli che sacrificano e saccheggiano, quelli che rendono vivo questo mestiere e mettono il sale sulla coda del mondo, quella chiamata la conoscono.

E quando arriva non importa se non è il NY Times o il Corriere della Sera o Vogue. Devi rispondere, devi dimostrare di saper fare quel mestiere, tu lo devi onorare. E sarai soddisfatto solo quando hai dato il massimo, quando saprai di aver provato tutto, di aver valutato ogni possibilità, di aver battuto ogni strada.

Cambiare abiti a seconda del luogo in cui lavori? Non significa cambiare identità, non vuol dire che ci siamo venduti a una causa. Fa parte del nostro spirito di adattamento, della capacità di entrare a far parte di un ecosistema e muoverci lì dentro come pesci in un acquario.

Il nostro mimetismo può confondere. A volte non essere capiti fa soffrire, ma andiamo avanti lo stesso. E non dateci di trasformisti che qui ci crediamo per davvero e siamo capaci di grande spirito di squadra.

Gli outfit del Diavolo veste Prada 2 sono semplicemente stupendi. Le location italiane, inarrivabili.
La fila C del cinema è meglio di un front row.

Ma il punto non è questo.
Questo non è solo un film leggero. E’ un film che parla a chi, almeno una volta nella vita ha pensato: io questo lavoro lo amo davvero.

Magari per tornare a scoprire perché.