La villa della serie “The O.C.”, a Malibù, è in vendita per 90 milioni di dollari. Ve la ricordate? Io francamente no. All’indomani del mio ultimo trasloco, guardando un appartamento ancora spoglio e con tante cose che avrei voluto aggiustare o disporre in modo diverso, ho fatto un pensiero: le case più iconiche del cinema e delle serie tv sono tutt’altro che perfette.
Carrie Bradshaw ha un bagno molto datato in una casa piccolina a Greenwich Village. In Eyes Wide Shut compare un tipico appartamento newyorkese con la vasca da bagno in cucina. Gli appartamenti gemelli di Friends e di Big Bang Theory non sembrano certo usciti da una rivista di interior design. Eppure ci siamo affezionati tutti a quelle stanze, ci sembra di averci vissuto, di averci passato dei bei momenti insieme ai nostri amici. C’è addirittura qualcuno che ha cercato di ricreare quelle ambientazioni a casa propria.
Quando mi sono trasferita nel mio ultimo appartamento ero piena di dubbi. Mi dispiaceva lasciare quella che avevo chiamato la mia “casetta sull’albero”. Sentivo tutto il peso del distacco, come se mi stessi allontanando da una persona cara. Il parquet, il terrazzo con i cactus, la finestra sul tetto, i pappagalli che venivano a posarsi la mattina sull’antenna del palazzo. Perfino gli aerei che mi passavano sopra la testa e che mi davano l’idea di essere in una grande metropoli.
La casa in cui stavo andando era totalmente diversa. Entrando nel nuovo appartamento, però, ho pensato una cosa: qui non ho paura di disturbare, di lasciare le cose in disordine, di fare degli esperimenti, di trovare soluzioni creative e magari smontarle il giorno dopo. C’è una biblioteca condivisa nella corte interna, posso indovinare a naso cosa cucinano i vicini, la sera si sentono le risate dal bar di fronte, la mattina arriva il profumo dei cornetti.
Ho cominciato ad abitare quella casa appendendo al muro una maschera tribale comprata nel negozio vintage all’angolo. Poi è arrivata una pianta di basilico, poi un quadro di mia madre, che ha viaggiato con me in treno dalla Toscana, nonostante le notevoli dimensioni. Pezzo per pezzo, sta diventando sempre più mia.
Io, invece, sono già sua.
Il palazzo e il quartiere mi hanno adottata immediatamente.
Non sono le case perfette a diventare indimenticabili. Sono soprattutto quelle che hanno carattere. Quelle con cui possiamo avere un dialogo, quelle che possiamo trasformare e da cui lasciarci trasformare.
Alla fine, per le case come per gli esseri umani, è ai piccoli difetti che ci affezioniamo, sono le imperfezioni che rendono pezzi unici le une e gli altri, sono le cadute di stile e i colpi di genio, i vizi e le mancanze che ci fanno arrabbiare ma che ci fanno anche pensare: ci riconosceremmo tra mille. Abitare le imperfezioni è un lavoro che richiede tempo, pazienza, tenacia. Ma è molto più bello di una vita in prestito in una suite di lusso.
In ogni caso, i cinguettii degli uccelli al mattino continuo a sentirli, solo che sono più gabbiani che pappagalli o rondini. Probabilmente perché in questa zona trovano più cibo (e sappiamo di cosa si cibano i gabbiani di città).
Ma io voglio pensare che sia perché siamo più vicini al mare.