Le bolle più strane che ho assaggiato a Vinitaly 2026? Vengono da una cantina che ha diversi “primati di stranezza”. Prima di tutto è l’unica in provincia di Rieti. E già questo basterebbe a spiegare la caparbietà, la determinazione e la passione che ci mette Antonio Di Carlo alla guida de Le Macchie, raccontate in fiera dalla brand ambassador Domenica Appolloni con altrettanto entusiasmo.
Eppure qui a Castelfranco di Rieti già nel 1400 c’erano delle cantine scavate nella roccia. E’ qui che effettua la seconda fermentazione il metodo classico “Strappo alla regola”. Eccole le insolite bolle di Rieti: pas dosé da Sangiovese e Malvasia in egual misura, 24 mesi sui lieviti. Un risultato scoppiettante sul palato.
Nelle cantine sotterranee, dove oggi si fanno tour dedicati ai wine lovers che dormono in enormi botti (rifugiodivino.it), le fa compagnia La Sciantosa, Malvasia con oltre 100 giorni di macerazione e poi affinamento in anfora, abbastanza per tirare fuori mango e pesca al naso, una discreta complessità in bocca e un’acidità in grado di vedersela con un piatto di Carbonara.
A salire – anche di altitudine – un Riesling modello Mosella, derivante da una raccolta in tre mandate da settembre inoltrato fino a ottobre, di cui l’ultima già con la muffa nobile sul grappolo. Un’eleganza che non ti aspetti e ti fa ricordare che qui siamo a metà strada per il Monte Terminillo.
Si chiama “Scarpe toste”, invece, il Gewurztraminer di casa, un nome che richiama le pendenze del vigneto su cui ci si deve inerpicare per la raccolta. E poi c’è l’Unplugged, un Gewurz inclassificabile come tale, un vino “per se”, unico e identitario, prodotto in un migliaio di bottiglie soltanto. Sontuoso al naso, pulito all’assaggio, ideale con erborinati, foie gras, anguilla e tutti gli altri piatti tremendamente calorici e altrettanto irresistibili che vi vengono in mente.
La Cantina Le Macchie è anche detentrice dell’unico allevamento di Cesenese Nero, da non confondere con il Cesanese del Piglio o con il Nero Buono, due vitigni autoctoni ben più diffusi nel Lazio. Il Cesenese di Castelfranco si trova solo qui e dà origine a un vino che – non a caso – si chiama Ultimo Baluardo.
Questo articolo è comparso per la prima volta su The Players.