Stamattina, trovando in fondo alle scarpe il coraggio di andare a correre, ho scoperto che Testaccio è in ferie. Il tappezziere riapre il 31 agosto, il forno con il suo laboratorio, che anche stamattina mi ha svegliato con il profumo delle brioche, resisterà ancora qualche giorno. Il bar davanti casa ha già appeso il cartello: questa è l’ultima settimana.
Per la prima volta ho attraversato il lungo Tevere senza guardare. C’erano tre auto parcheggiate.
Ai giardinetti una panchina era occupata da un uomo che dormiva, probabilmente un senzatetto. Poco più in là una coppia aveva adottato altre due panchine, ma mi sembravano più turisti. Forse non riuscivano a dormire dal caldo nella loro sistemazione temporanea e sono scesi in strada. Ci avevo pensato anch’io stanotte, ma non era tanto più fresco fuori.
A correre siamo rimasti in pochi, i fiori blu che mi facevano tanto giungla sono quasi scomparsi. Ho finalmente visto l’inquilino del camper parcheggiato dietro il gazometro, aveva spalancato tutto e usciva a farsi un giro. Per settimane mi sono chiesta come facesse a sopravvivere lì dentro con questo caldo, ma un po’ ho anche invidiato la sua libertà e quei due sgabelli che metteva fuori la sera per bersi una birra in compagnia della sua donna.
Sulla via del ritorno tanti bar chiusi. La chiesa era aperta e non ho potuto fare a meno di entrare. Grande, ma semplicissima. Di una semplicità lontana anni luce, però, rispetto alle chiesette fiorentine. Una chiesa fatta da operai per gli operai, tanto grande da ospitarli tutti. C’erano solo un paio di persone e il prete stamattina.
Fuori, i fancy restaurants di Ostiense sonnecchiavano sotto le insegne spente e mi sussurravano: “torna stasera”.
Non so se avrò il coraggio di attraversare di nuovo il sottopasso stasera, con i nuovi inquilini che si sono installati. Personaggi misteriosi, probabilmente senza una casa, fanno capolino qui e là. È come durante la pandemia, quando la fauna selvatica su riaffacciava nella città deserta e vedevi le volpi davanti al supermercato.
Adesso, nella Roma svuotata dal caldo, con i romani al mare e i turisti asserragliati negli hotel e nei musei con l’aria condizionata, vedi girare una serie di zombie, un po’ insicuri sulle gambe, affaticati da un’estate senza pietà.
Adesso è il momento dei sopravvissuti, il momento degli eroi. E tra questi eroi sudati del 5 agosto ci siamo anche noi.