La purezza? Cercatela sotto una cascata di sale

Scordatevi il sale rosa dell’Himalaya, il sale nero di Cipro e il sale di Maldon, tanto amato dagli influencer bisteccari. Il sale più puro d’Italia – e uno dei più puri al mondo – è a portata di mano. O almeno alla portata di un giretto in auto nell’entroterra toscano.

Le Saline di Volterra producono un sale puro al 99,99%. Non fatevi trascinare dall’armocromia: più è bianco e più è puro. E quello che scende dalla cascata di sale nel padiglione progettato da Pierluigi Nervi è bianchissimo. E’ uno spettacolo che vale la pena vedere e per il quale arrivano circa 10mila visitatori all’anno.

Oggi la montagna di sale attrae shooting di moda e di case automobilistiche (tra cui Lamborghini), fa da scenografia a performance teatrali e installazioni artistiche. Ma si può fare molto di più, garantiscono dalle Saline di Volterra, unite in matrimonio con l’azienda Locatelli di Bergamo dal 2014. Allora i bergamaschi hanno portato in dote 15 milioni di investimenti per restaurare l’impianto e dotarlo di strumentazione all’avanguardia.

Prima della privatizzazione, avvenuta negli anni ’90, c’era il Monopolio di Stato. E prima ancora, il primissimo villaggio industriale d’Italia. La storia delle Saline di Volterra risale fino agli Etruschi, che già avevano scoperto le cosiddette pozze salse naturali, dove l’acqua sotterranea veniva fatta evaporare per ricavarne i preziosi cristalli. Una tradizione proseguita con i Romani e in seguito affinata dal popolo volterrano con una tecnica non troppo dissimile a quella odierna.

Senza entrare in dettagli da piccolo chimico, vi basti sapere che il sale di Volterra nasce da una salamoia incontaminata estratta direttamente dai giacimenti sotterranei. Un procedimento non semplicissimo. Tant’è che quando i Medici, che tutto volevano gestire e controllare, provarono a far propria la Salina, furono costretti in breve tempo a far marcia indietro e restituire le redini dell’impianto ai volterrani.

Al Granduca Leopoldo di Toscana, però, si deve la nascita del primo vero e proprio villaggio industriale d’Italia, sul finire del ‘700, con abitazioni e servizi per chi ci lavorava. E siccome l’impianto coinvolgeva diverse famiglie, qualche decennio dopo si cominciò a pensare a come impiegare la forza lavoro femminile: da qui un altro matrimonio, quello dei Sali&Tabacchi, con le donne impegnate nella produzione di sigarette. Ma il villaggio industriale era quasi autarchico, per quanti generi di consumo riusciva a produrre in autonomia.

Tutt’oggi le Saline di Volterra in Locatelli garantiscono un discreto livello di occupazione, privilegiando i talenti locali. Che con estro hanno generato una sorta di flagship store aziendale dove si trovano distillati al Sale di Volterra, birre artigianali, pasticconi di sale predosato per la pasta, oltre a una linea di cioccolato realizzata in collaborazione con un’altra eccellenza del territorio, Amedei.

La produzione intanto prosegue h24 senza interruzioni, come in ogni impianto industriale che si rispetti: circa 400-450 tonnellate di sale purissimo vengono alla luce ogni giorno dalle profondità della Terra. Ma non temete, abbiamo le scorte: il giacimento in uso ci dovrebbe bastare per altri 200 anni. La bruschetta è salva.

Questo articolo è comparso per la prima volta su The Players – Costa Ovest (luglio 2026)