Le “non case” delle Asturie, metafora di vita

Se c’è una cosa che mi incuriosisce sempre delle Asturie sono le “non case”. Palazzine che cascano letteralmente a pezzi ma non vengono abbattute: vengono svuotate completamente dall’interno. Restano in piedi le mura perimetrali, qualche facciata, a volte una vecchia insegna o una targa con la data di costruzione. Dentro, però, cresce una casa nuova.

Mi sembra una metafora calzante di questo posto.

Qui si respira una grande voglia di costruire, andare avanti, migliorarsi. Le Asturie sembrano aver scoperto da poco di essere una terra attrattiva e di voler fare tutto il possibile per continuare ad esserlo. Fanno spazio a chi arriva: turisti, lavoratori, nuove comunità dall’estero.

Ma senza l’ansia di diventare qualcun altro.

Ci sono attività che resistono da un secolo o più, artigiani, prodotti tipici squisiti e ancora a prezzi accessibili, paesini pieni di storie. E resta un’identità molto riconoscibile.

Come nelle “non case”: dentro cambia tutto, ma fuori rimane qualcosa. Non è nostalgia e non è una ricostruzione cinematografica: è una testimonianza. Si può cambiare, anche se apparentemente si resta gli stessi. Si può andare avanti, anche restando nello stesso posto.

Quando sono nelle Asturie anche io mi sento, anche solo per qualche giorno, testimone di questa nuova generazione che cresce dentro le vecchie mura. Capace di guardare oltre, dalla stessa finestra di sempre.