Gli ultimi tre giorni in Spagna mi sono fermata a Santiago de Compostela, meta finale di questo mio strambo pellegrinaggio fatto di treni, aerei, bus, auto prese a nolo, sneakers e sandali, teste bagnate dalla pioggia e asciugate dal vento.
A Santiago ho fatto colazione per tre giorni nello stesso bar davanti a un ostello che si dava arie da hotel.
E per tre giorni a fronteggiarmi dall’altra parte della vetrina c’era il vero Premio Oscar all’attore non protagonista: un enorme croissant magistralmente ricoperto di cioccolato fuso, fragole e nocciole spezzettate. Tronfio, luccicante, sicuro di sé. Al terzo giorno per me è diventato automaticamente la Luisona di Stefano Benni.
Al cospetto di quella entità mitologica ho formulato la mia personale teoria filosofica di questa estate: in ogni vero bar di comunità c’è una Luisona.
E in ogni città in cui passo più di 24 ore sono in grado di trovare il mio Bar sotto il mare. Che, per me, equivale un po’ a ritrovare la strada di casa.