Ho un modo insolito di scoprire Roma. Implica alzarsi presto e un paio di scarpe da ginnastica. So che non è la stessa cosa di girare con la cartina in mano o una guida che ti spieghi cosa vedi. Ma per me non c’è niente di più bello che lasciarmi sorprendere da ciò che incontro lungo la strada mentre corro, la mattina presto, da sola.
È il momento in cui puoi attraversare la strada senza quasi guardare, entrare nelle chiese e trovarle inondate della luce nuova delle prime ore del mattino, scoprire di essere – il più delle volte – l’unica pellegrina.
L’altra mattina ero indecisa se uscire a fare la mia corsa o meno. Il venerdì mi capita spesso di essere alla frutta, sentire tutta la stanchezza della settimana e aver voglia di fare le cose con calma. Però dopo la pioggia scrosciante del giorno prima e con il profumo dei cornetti che raggiungeva di nuovo il quarto piano, l’alba era troppo invitante per non andare a godersela.
Ho deciso di cambiare percorso: cercavo un giardino che avevo visto online dotato di una piccola area fitness, perché adesso mi sono messa in testa di allenarmi a fare le trazioni come i Marines e ogni sbarra è buona.
Così mi sono avviata in una zona ignota, lungo via Ostiense.
Ho visto la città cambiare, lasciare posto a grandi spazi, grandi pezzi di cielo, complessi moderni e ottocenteschi già rinati, pini felici della piovuta e in lontananza un campanile promettente. Ok, vediamo che c’è più in là.
Mentre il Tevere rispuntava al mio fianco ho attraversato il viale e mi sono trovata di fronte allo spettacolo: la Basilica di San Paolo fuori le mura. E non avevo mai pensato di visitarla. Sono entrata nel chiostro: meraviglia.
Quasi in punta di piedi, nel mio completino da runner per fortuna più coprente del solito, mi sono diretta verso la Porta Santa e sono andata oltre. La porta centrale era spalancata su una navata immensa, completamente vuota, con il soffitto che sembrava intarsiato nell’oro nella luce del mattino. Le colonne maestose, i marmi policromi, affreschi dai colori così brillanti, il silenzio. Ed io lì in mezzo, piccola piccola.
Dopo un po’ mi sono accorta che non ero sola: c’era un inserviente intento a lucidare l’altare, silenzioso come un gatto. Due figure così piccole in mezzo a tanta immensità, che avremmo potuto non notare la presenza l’uno dell’altra.
Uscendo, dal bookshop già veniva una musica: Battisti. “L’universo trova spazio dentro me….”.
Nella mia anima si era già fatto strada un cielo immenso.
Nel chiostro, quando sono ripassata, c’erano già i primi turisti in posa da selfie. Lì, ho ritrovato la fede e ringraziato Dio: deo gratias mi alzo presto la mattina e corro, senza cellulare.